Pensi che… sulla rivista Tradurre | pratiche teorie strumenti

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Uno studio sulla traduzione della letteratura romena in Italia di Roberto Merlo su Tradurre | pratiche teorie strumenti in cui viene citato anche Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? Racconti dall’Europa dell’est (Caravan edizioni, 2010) e le traduttrici Ileana M. Pop (Dumitru C. George, Opulenza e Dumitru George Luca, Un amore di plastica) e Raluca Lazarovici (Elena Marcu, Ci vuole un fiore…).

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I mestieri dell’editoria su Faberblog

Da qualche mese Il Sole 24 ore ha aperto un blog dove per una settimana un professionista della cultura racconta il proprio mestiere.

Dal mondo dell’editoria hanno contribuito finora l’editore Giuseppe Laterza, l’agente letterario Marco Vigevani, l’addetta ufficio stampa Fiammetta Biancatelli, la correttrice di bozze Cecilia Nono.

La settimana scorsa è stato il turno di Paola Mazzarelli, che con levità e sapienza ha parlato di traduzione.

Sir John Tenniel | Alice nel Paese delle Meraviglie

Di quella ‘bestiaccia’ dell’intraducibile che ogni traduttore si trova ad affrontare.

[…] sembra sempre tutto facile quando leggo il testo originale e tutto facile quando leggo il testo tradotto. In mezzo però c’è un labirinto pieno di forre e di fossi, disseminato delle tagliole dell’intraducibile, e attraversarlo è arduo.(Il disastroso e inestricabile labirinto del traduttore)

Delle perplessità.

Qual è il senso, insomma, di questo impervio, faticoso, meraviglioso mestiere?
(Quel che passa il convento)

Della gioia di mettere le mani nella lingua, impastarla, plasmarla, tirarne fuori pagine che prima non c’erano e ora ci sono. Pagine che andranno nel mondo e si faranno leggere.
(Scrittori di traduzioni)

Della solitudine, perché questo è e rimane un mestiere solitario nonostante tutto.
(Maestri e botteghe)

Della consapevolezza che chi fa traduzione è spesso ignorato, non solo dal vasto pubblico ma anche da chi dalla traduzione trae profitto.

Esiste in Italia un nucleo forte, variegato e numeroso, di traduttori di grande competenza e professionalità, molti dei quali ancora più invisibili dei rari colleghi che qui e là emergono a parlare in pubblico del loro mestiere e delle loro esperienze. Un mondo sotterraneo, che la massa dei lettori non solo non conosce, ma di cui non immagina neppure l’esistenza. Perché, come dicevo all’inizio di queste chiacchierate, la massa dei lettori percepisce i libri tradotti come fossero stati scritti direttamente in italiano. Del resto, spesso anche nei luoghi della cultura (recensioni, presentazioni) e perfino all’interno delle case editrici (cataloghi, materiale pubblicitario, comunicati stampa) si parla e si scrive di libri tradotti come fossero scritti direttamente in italiano.
(Traduttori invisibili)

Alice nel Paese delle Meraviglie di George Dunlop. Brighton & Hove, The Royal Pavilion & Museums | Olio su tela, 1879.

Della consapevolezza che le parole, nel tempo, possono anche perdere sapore, che le traduzioni invecchiano e devono essere sostituite ma, spesso, sono dei veri e propri capisaldi perché La traduzione è una pratica, vive nel tempo e appartiene alla storia.
(Lettori di traduzioni)

Della responsabilità che ha chi traduce, perché il lettore ha dei diritti, primo tra tutti il diritto di leggere buone traduzioni.
(La responsabilità di chi traduce)

Paola Mazzarelli traduce dall’inglese per l’editoria. In quasi trent’anni di attività ha tradotto una settantina di testi di ogni genere: narrativa, saggistica, letteratura per ragazzi, viaggi, biografie per i principali editori italiani. La riflessione sul mestiere del tradurre l’ha portata nel tempo a occuparsi anche di insegnamento della traduzione. Nel 2007 ha contribuito a fondare la Scuola di Specializzazione per Traduttori Editoriali di Torino, dove insegna e di cui è coordinatrice didattica. È tra i redattori della rivista online Tradurre.Pratiche teorie strumenti.

La giornata di un’illustratrice

Molto spesso ti trovi ad accettare lavori che non ti piacciono, perché devi pagare le bollette a fine mese. A volte ti trovi a lottare per farti pagare quello che ti spetta. A volte trovi la posta intasata di mail dai NO tuonanti, o dai silenzi di risposte mai spedite. Ci sono momenti in cui penso di lasciare tutto e mettermi a fare marmellate o a vendere fiori, qualsiasi cosa che non sia disegnare. Che non abbia quel sapore lì, che ti riempie e ti svuota.

La giornata di un'illustratrice (Sara Stefanini)

Ma poi penso che non potrei mai smettere. Disegnare fa parte di me, e non m’importa se con grande probabilità non potrò accendere un mutuo o fare il giro del mondo in mongolfiera. Ho fame di tutto.

Illustrazione inedita di Sara Stefanini

Si potrebbe sostituire “disegnare” con “tradurre”.
Grazie a Topipittori per questo post della giovane illustratrice Sara Stefanini.