La grande onda

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Presentazione “Storie in biblioteca”

Silvia Zanini non se l’aspettava tutta questa partecipazione da parte dei lettori/scrittori di Storie in biblioteca. Lei, che ha tenuto i contatti via mail e mandato gli inviti alla presentazione della raccolta dei racconti frutto della prima edizione del concorso indetto a marzo dal Sistema Biblioteche di Roma, in collaborazione con Giulio Perrone editore, l’ha definita “un’onda anomala di lettori” del tutto inaspettata. E assolutamente indispensabile, perché gli utenti delle biblioteche sono la linfa vitale di questi “luoghi di civiltà, di inclusione,” per dirla con le parole del Presidente delle Biblioteche di Roma Paolo Fallai. Le biblioteche sono “luoghi di accoglienza e di confronto” e il ruolo dei bibliotecari è difendere l’accesso al sapere.

L’atmosfera che si respira è frizzante, leggera, la presentazione è moderata da Simona Cives (Casa delle Traduzioni) e tra una battuta e l’altra i lettori leggono i racconti di cui sono autori.

L’editore Giulio Perrone mi dà una chiave di lettura dell’antologia che non avevo preso in considerazione, quando dice che la biblioteca è “un luogo per tutti” e nota che il pubblico è vario, di tutte le fasce d’età.

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I quasi 100 racconti dell’antologia sono rappresentativi di questo pubblico. Il racconto di una bambina di 10 anni è accanto a quello di un adulto. La magia della biblioteca accanto alla memoria storica. Non è così che succede in biblioteca? Quando oltrepassi la porta condividi lo stesso spazio con studenti universitari, bambini, compagni di scuola che studiano insieme, anziani che imparano a usare il computer grazie a tutor giovani per colmare il digital divide.

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Giulio Perrone e Paolo Fallai

Quello che a primo impatto mi sembrava un difetto, l’assenza di una suddivisione per temi o fasce d’età dell’antologia, ora mi sembra un punto forte: la biblioteca è un melting pot, un luogo in cui generazioni, culture e identità diverse si incontrano, si mescolano, si scambiano saperi.

Alla fine della presentazione un papà si commuove quando ringrazia gli organizzatori di questa iniziativa perché hanno dato la possibilità ai bambini di esprimere la loro fantasia, di dare voce alla loro immaginazione. E poco prima, una ragazzina dice che c’è chi in un libro vede un mucchio di pagine e chi, invece, ci vede una porta che apre ad altri mondi, strappando applausi dal pubblico.

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Silvia Zanini, Giulio Perrone, Simona Cives e Paolo Fallai con le giovani scrittrici

Questo commento si riferisce al racconto che ho avuto il piacere di vedere nascere: Scoperta, della mia allieva Luciana. Un racconto semplice, quasi banale, ma che ancora oggi, letto ad alta voce davanti al pubblico, mi fa venire i brividi perché mi ricorda la prima volta che Luciana me l’ha letto nella sua lingua madre, con il carico di dolcezza, malinconia e speranza tipico del brasiliano, e mi fa emozionare perché è stato scritto da una giovane donna “ristretta” che grazie alla lettura riesce a essere “ovunque, in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo”, anche dietro le sbarre.

Quello di Luciana non è l’unico racconto ambientato in carcere, forse sono di parte ma mi sembra che quelli dei detenuti siano tra i racconti più belli di questa antologia: Medicina per l’anima di Ginevra Alunno e Anna Maria Milo, Ora d’aria di Francesco Bennardis, Cara mamma di Marco Giovannini.

E poi, nella mia personalissima classifica, La biblioteca della memoria di Marco Donato ambientato alla Biblioteca Vaccheria Nardi e Lettera di un granello di polvere di Alessandra Visconti.

Buona lettura!

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Storie in biblioteca (L’erudita, 2017)