Week Hand 2015

«Beh, lo confesso, il treno mi erotizza, perché penso che lì incontrerò il mio grande amore. Immaginavo che da un momento all’altro sarebbe entrato nello scompartimento. Come sarebbe stato? Un giovane rivoluzionario come il Che del poster? Un bruttino intellettuale e dolcemente triste come il cantante dei Radiohead? Una lesbica nera vestita da Batgirl? Il mio adorato Hannibal? Oppure il controllore più sexy del mondo?
Il controllore è entrato, ma era sexy come la varicella.»
(Stefano Benni, Margherita Dolcevita, Feltrinelli Editore, 2006)

Lo strapuntino

La stazione Tiburtina mi accoglie con la sua moderna decadenza. I baccelli gialli che calano dal soffitto e dotati di ampie poltrone rosse logorate dal disuso, sembrano usciti da 2001 Odissea nello spazio.

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Pezzi di ricambio bici d’epoca

Il regionale Trenitalia delle 11.37 diretto ad Ancona arriva puntuale. Percorro buona parte del treno alla ricerca di un posto confortevole, né troppo caldo né troppo freddo, né troppo puzzolente né troppo profumato. La mia paziente peregrinazione giunge a termine quando vedo lo strapuntino a destra della porta d’accesso alla carrozza. Abbasso il seggiolino, mi siedo, e per una manciata di secondi mi sento Guylain Vignolles.*

La scelta è strategica. Qui posso leggere o guardare fuori dal finestrino senza essere disturbata, nonostante il rumore assordante amplificato in questo spazio vuoto. Osservo la gente che si prepara a scendere o che sale. E poi, mi viene risparmiato il penoso via vai di chi si va a svuotare la vescica perché in questo vestibolo non c’è il wc.

Da nessuna parte

Approdo a Foligno all’ora di pranzo e raggiungo il centro storico percorrendo il viale alberato. Corso Cavour è pedonalizzato. Anche se i negozi sono chiusi si respira una bella aria (certo, senza macchine!). I palazzi del Corso sono decorati a festa con le bandiere dei rioni in occasione della giostra della Quintana, scoprirò più tardi.

Arrivata in piazza mi accoglie una sfilata di bici d’epoca e il mercatino con pezzi di ricambio originali. E poco dopo ecco Palazzo Trinci.

Giardinaggio a Palazzo Trinci

Ho un’oretta e mezza per visitare i cinquanta espositori che partecipano a Week Hand 2015, prima del workshop con Gaia Segattini aka Vendetta Uncinetta, poi devo tornare a Roma.

Amigurumi, cactus di stoffa, papillon scombinatilampade di legno, morbidi baccelli, piccoli gioielli, borse da biciclettatazze miciose, altalenetimbri e tanti altri oggetti grandi e piccoli mi tirano per la giacchetta e chiedono la mia attenzione.

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La bottega delle fandonie

Davvero impossibile dedicare tempo a tutti gli stand, spesso mi limito a dare uno sguardo rapido e rapito e prendo solo il biglietto da visita. È così che mi conquista quel furbacchione di Wombo.

Devo “pescare” il biglietto da visita e scoprire chi è il Wombo del mio destino. Mi capita Macho Wombo: ama mangiare spinaci, rompere le noci con i pettorali e la sua canzone preferita è “Hot Stuff”.

E la versione femminile di Wombo?, chiedo. Womba Palmer, mi dicono, è scomparsa. Hanno fatto di tutto per trovarla, anche il video “Che fine ha fatto Womba Palmer?”.

Solo chi ha passato serate intere incollato alla tv a vedere il mitico telefilm di Lynch degli anni ’90 può capire perché Womba Palmer è avvolta nel cellophan.

Invece con Insunsit (che in dialetto mantovano significa “da nessuna parte”) è stato amore a prima vista (benché virtuale). Li ho scoperti tempo fa grazie a chissà quali percorsi della rete e ho iniziato a seguirli su FB. Ora che li vedo dal vivo, gli uccellini di legno e dipinti su carta, le spille-papavero o loto di legno, i ciondoli-matriosca e tutto il resto non deludono le mie aspettative.

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Insunsit

Giulia mi spiega che dove vive lei è pieno di uccellini, molto simili a quelli che riproduce, snocciolandomi i nomi e i colori e le forme, che ha una passione per le matriosche e che nel laghetto dietro casa sua sono spuntati dei bellissimi loti che diventano altissimi. Se avevo dubbi (e non ne avevo) su cosa portare a casa Miss Insunsit mi convince con la sua dolcezza e simpatia.

Il club del calzino spaiato

Da diverso tempo seguo Gaia Segattini aka Vendetta Uncinetta sui social e da tempo sento proprio il bisogno di dedicarmi a qualcosa di creativo. Quando ho letto che teneva un laboratorio a Foligno per il Week Hand mi sono detta che era giunta l’ora di cogliere questa occasione al volo.

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Yarn Bombing a Week Hand

Gaia arriva da Ancona, è una donna minuta e scoppiettante. È la prima volta che la vedo dal vivo ma mi sembra di conoscerla da sempre. E non tanto (non solo) perché ormai con i social le barriere si azzerano, tutti vediamo tutti, ma perché trasmette da subito una grande apertura. E non è forzata. Sì, ammetto, sono un po’ stupita. Diciamoci la verità, la Segattini è una star del mondo creativo. E forse è proprio questa combinazione a renderla irresistibile e amata da tutti.

Il workshop si svolge al Multiverso co-working, a due passi da Palazzo Trinci, uno spazio nato dal recupero dell’edificio che ospitava il reclusorio del ‘700 e che ha mantenuto la pianta quadrata col giardino centrale.

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Si lavora sotto lo sguardo incoraggiante del gatto punk

Senza troppi giri di parole prendiamo posto. Gaia ci presenta Sid il gatto punk, Supergatto, l’elefante da circo e il resto della Plush Factory e prima ancora di cominciare ci avverte subito: non vedrete più i calzini con gli stessi occhi. Parlerete con loro e comincerete a pensare come potrebbero diventare.

Non sto qui a raccontare nel dettaglio il lavoro fatto durante il laboratorio perché è un’esperienza che vale la pena di essere vissuta in prima persona. Però, ci tengo a dire che grazie a questo laboratorio ho capito un po’ di cose.

Finalmente ho capito perché si dicetaglia e cuci”. Non che sia difficile da intuire, ma durante il laboratorio, sedute una accanto all’altra col nostro ago e filo, alle prese con zampe di gatti conigli e pecore da rammendare, occhi da attaccare e code da cotonare, abbiamo chiacchierato del più e del meno. Per un momento il tempo si è congelato e noi ci siamo trasformate in quelle immortali vecchiarelle di paese che si vedono sempre parcheggiate su sedie impagliate davanti alla porta di casa a sferruzzare tra una ciarla e l’altra.

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The Plush Factory di Gaia Segattini

Ho capito che a volte bisogna saltare su un treno, tuffarsi nella creatività per tornare a casa con un sacco di idee e nuove amicizie.

Ho capito che lavorare insieme in uno spazio condiviso e aperto favorisce la collaborazione.

Ho capito che è bastata una manciata di ore per farmi entrare nel tunnel (Gaia avevi ragione!) e ora guardo un bottone e vedo il naso di un maialino (Pareidolia portami via!), guardo un centrino e vedo la gonnellina di una pecorella; ho già setacciato la scatola dei bottoni di mia madre (tutte le case, tutte, hanno una scatola dei bottoni) e li ho messi in ordine cromatico in barattoli trasparenti e sto già pianificando di dare dei compagni di giochi al mio piccolo Arturo, il gatto a pois nato a Foligno il 19 settembre 2015.

Arturo

Arturo in viaggio dentro la casetta fornita da SelfPackaging

*Guylain Vignolles, protagonista del romanzo Un amore di carta di Jean-Paul Didierlaurent (Rizzoli, 2015, traduzione dal francese di Maurizia Balmelli), di cui parlerò nel prossimo post.