La casa di Bice

Bice è piccola e nodosa come il tronco di un albero, radicata alla sua – alla nostra – casa, davanti al camino crepitante sempre acceso, il posacenere verticale traboccante di cicche e una sigaretta fumante sempre poggiata sul bordo.

A casa di Bice, a casa nostra, c’è un enorme terrazzo sempre assolato. Lì vive una tartaruga di terra. Dev’essere centenaria perché va piano piano e mangia foglie di lattuga. D’estate ci mettiamo in terrazza e prendiamo il sole insieme a lei, anche noi camminiamo a quattro zampe ma non abbiamo la scorza dura. Chissà che ha pensato la tartaruga quando da Torre Gaia siamo andati al Casaletto.

La porta della casa di Bice, della nostra casa, è sempre aperta e fa entrare un fascio di luce che colpisce il fianco di un mobile scuro, massiccio e imponente. È la cassettiera antica nella quale sono riposti i nostri segreti e ricordi: alcuni mattoncini del lego, un bottone trovato lungo il viale, una caramella consumata a metà.

BICE1

Bice è la cucina dove facciamo colazione con una tazza di latte caldo e pane secco, che io mi ostino a non mangiare. Bice sono i miei fratelli di vita Mamadou, Davide e Fabrizio, i giochi col pallone e le lucertole senza coda. Bice è Ferdinando che mi dà un bacio mentre piango davanti alla mia prima candelina. Bice è andare in bicicletta a perdifiato nel parco che circonda la casa. Bice è una bellissima bambina di due anni con una mamma adolescente. Bice è Barisardo e le risate sull’ape che ci porta dal mare in paese. Bice è il primo amore. Bice è la mia infanzia, radicata nel cuore e nella memoria, anche se sono passati trent’anni.

Chiudo gli occhi e la prima cosa che vedo quando entro a casa di Bice, a casa nostra, è il fianco della cassettiera alla mia sinistra e Bice davanti a me, seduta davanti al camino acceso.

Bice non si alza: vado da lei a salutarla e cerco riparo nel suo grembo. La sua corteccia di sughero fa scivolare via le mie lacrime salate.

[Mi piacerebbe raccogliere i ricordi dei bambini di Bice Porcu, chi è interessato mi può scrivere nei commenti, grazie.]

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Il giardino segreto di Frances H Burnett

“È il luogo dove siamo davvero noi stessi, è lo spazio misterioso in cui ci diciamo tutto. Lì sono contenuti i nostri sogni, lì si manifestano le nostre aspirazioni, lì c’è quello che vorremmo fare, lì ci sono speranze e attese.”

Segreto, misterioso o incantato che sia, il giardino dall’autrice anglo-americana Frances Hodgson Burnett è un classico intramontabile. Un sempreverde, mi viene da dire.

Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1921, a dieci anni dalla pubblicazione in patria, il romanzo per ragazzi della Burnett si trova nel catalogo di quasi tutte le case editrici. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: con o senza illustrazioni, in versione ridotta o integrale, in pop-up, audiolibro, con apparati didattici e schede di approfondimento, e persino “ad alta leggibilità”, un’interessante iniziativa della casa editrice indipendente romana Biancoenero dedicata ai ragazzi che soffrono di dislessia, a quella percentuale significativa di non madrelingua o semplicemente ai “lettori riluttanti”. Continua a leggere

Skellig di David Almond

“A volte pensiamo che dovremmo essere capaci di sapere tutto, ma non è così. Dobbiamo contentarci di vedere quello che c’è da vedere e il resto dobbiamo immaginarlo.”

Michael è un ragazzino come tanti, va a scuola e gli piace giocare a pallone coi suoi amici per la pelle. Ma ora preferisce starsene per conto suo: ha appena traslocato in una casa tutta da rifare che non gli piace e la mamma è in ospedale con la sorellina nata prematura che lotta per la sopravvivenza dentro “la scatola di vetro”.

Mina, invece, è una un po’ stramba. Continua a leggere