I Dragomanni

C’è una novità sul fronte traduttorio.
Ha un nome evocativo, orientaleggiante, fascinoso.
Si chiama “I Dragomanni” e ha un padre fondatore, Daniele A. Gewurz.

Ma chi erano costoro? Un po’ interpreti, un po’ diplomatici, un po’ spie, secondo Vincenzo Barca, “decano dei Dragomanni”, che ci regala una interessante analisi storico-geografico-linguistica di questa figura.

Leggiamo sul sito dedicato cos’è e cosa non è il progetto

(…) l’intento [dei Dragomanni] è di curare, rivedere e pubblicare in forma di ebook traduzioni di testi fuori diritti, oppure di testi contemporanei i cui diritti per la lingua italiana sono stati ceduti al traduttore.

“I Dragomanni” non è una casa editrice: ciascuno lavora in modo del tutto indipendente (scegliendo da sé che cosa tradurre, i tempi da darsi, il prezzo da imporre ai propri ebook etc.). La collaborazione viene nel coordinarsi e aiutarsi a vicenda: rivedersi l’un l’altro le traduzioni, darsi appoggio per gli aspetti tecnici e, più in generale, nell’impostazione che sarà comune a partire dalla veste grafica.

Fra gli obiettivi di questa “(non) casa editrice dei traduttori”, oltre a quello di far conoscere (o ri-conoscere) determinati testi – che saranno ricchi di apparati: introduzioni, annotazioni, nota finale – vi è quello di contribuire in maniera originale al difficile e importante discorso sulla visibilità dei traduttori.

Insomma, se la montagna non va da Maometto…

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