Marina Rullo e i cavalieri erranti

Quando sfogliamo un libro spesso dimentichiamo che prima di arrivare tra le nostre mani era solo un’idea. Quell’idea, quel progetto, ha preso forma e si è tramutata man mano in qualcosa di concreto grazie al contributo di numerose persone. E allora, nel nostro piccolo, diamo voce a chi ha lavorato ‘dietro le quinte’ per realizzare quell’oggetto prezioso e utile fatto di carta, inchiostro e tanta passione.

Oggi incontriamo Marina Rullo, traduttrice dall’inglese e fondatrice del forum Biblit, un punto di riferimento per i traduttori editoriali e letterari che si incontrano in questo ‘salotto virtuale’ per discutere di traduzione e non solo.
Alcuni anni fa, i biblitiani si sono armati di penna e hanno scritto una lettera aperta alla stampa per uscire dall’anonimato che investe questa figura e rivendicare i propri diritti. Prendendo a prestito la definizione di Fruttero & Lucentini, si sono definiti ‘Cavalieri erranti della letteratura’.
Marina Rullo e i bibliani continuano a combattere per uscire dall’invisibilità e lavorare meglio.
 
HER: Raccontaci un po’ di te e di come sei diventata traduttrice.
MR: Ho intrapreso la strada della traduzione per caso, sulla scia del mio grande amore per la Scozia. Un lettore dell’università mi aveva fatto scoprire lo scrittore scozzese James Hogg, un pastore (di pecore) vissuto nell’Ottocento, autodidatta e autore di opere che fondono in maniera originale e moderna elementi del folklore e del filone gotico-soprannaturale. Così al momento di proporre l’argomento della tesi ho scelto di tradurre alcuni dei suoi racconti più interessanti. Non è stato facile: all’epoca, le tesi di traduzione erano mosche bianche, venivano considerate quasi con sufficienza, come una forma ‘minore’ di studio. Poi, incuriosita da questa prima esperienza, ho deciso di intraprendere studi più specifici e mi sono iscritta a un corso post-laurea sulla traduzione letteraria. È stata una buona base di partenza, ma per tirarne fuori un lavoro regolare ci sono voluti anni di ‘palestra’ e di umile apprendistato a contatto con i tanti validi professionisti incontrati lungo la strada, soprattutto grazie a Biblit.
 
HER: Ricordi la tua prima traduzione?
MR: Ricordo con molta emozione il momento in cui tre dei racconti che avevo tradotto per la tesi sono stati pubblicati dalla Salerno Editrice. Con i soldi guadagnati mi sono pagata l’aereo per la Scozia. Sono sicura che se riprendessi il lavoro in mano ora mi verrebbero i capelli dritti: sono passati tanti anni, il mio modo di affrontare un testo è cambiato e certamente le scelte traduttive di oggi sarebbero diverse.
 
HER: Com’è cambiato il tuo lavoro con l’avvento di internet?
MR: Basti dire che, durante la stesura della tesi e la successiva pubblicazione dei racconti, per venire a capo dei brani più ostici dei testi (scritti in un misto di inglese e Scots, a volte con riferimenti molto specifici alla realtà locale dell’epoca) ero in contatto epistolare con un professore scozzese esperto di Hogg. E ho dovuto aggiungere anche un paio di viaggi oltremanica per reperire informazioni nelle biblioteche di Edimburgo. Immaginate il tempo impegnato nel via vai di missive… Oggi con Internet le informazioni sono a portata di mouse. Anche i contatti con i colleghi e altri esperti cui chiedere indicazioni sono enormemente facilitati dai vari forum specializzati presenti in Rete. Certo, bisogna fare un lavoro di selezione molto accurato, non sempre è facile reperire l’informazione giusta, ma Internet consente indubbiamente di lavorare e tradurre meglio.
 
HER: Qual è la principale virtù di un traduttore?
MR: Una sola è troppo poco, questo è un mestiere difficile. Io direi che un’ideale Pozione del Traduttore dovrebbe contenere una base di talento, una buona dose di curiosità e voglia di imparare e una bella spruzzata di perseveranza. Viste le condizioni professionali e il livello delle tariffe, aggiungerei come ciliegina un coniuge stipendiato, ma poi andiamo sul sindacale…
 
HER: Qual è il tuo rapporto con gli autori che traduci?
MR: Gli autori che più ho amato, ahimè, sono tutti passati a miglior vita, spero almeno di non averli fatti rivoltare nella tomba. Con quelli vivi e vegeti ho avuto raramente contatti. Ricordo uno scambio di e-mail intenso con un noto autore inglese per risalire agli estremi di una miriade di citazioni, ma, se possibile, preferisco risolvere i miei dubbi da sola. L’unico autore con cui sono regolarmente in contatto è un simpatico scrittore scozzese di cui ho tradotto un racconto purtroppo ancora in attesa di editore. Stiamo condividendo la suspense.
 
HER: A cosa stai lavorando adesso? Progetti futuri?
MR: Da qualche anno lavoro con una certa regolarità nel settore ragazzi, anche come lettrice (cioè, leggo e valuto opere straniere in vista di una possibile pubblicazione in Italia). È un campo che mi sta regalando molta soddisfazione e in cui spero di continuare a lavorare. Ho completato da poco una saga horror-demenziale per bambini (Benvenuti a Via del Brivido n.13) che è stato molto divertente tradurre.
 
HER: Quali sono le maggiori difficoltà di questa professione?
MR: All’inizio, trovare il primo ingaggio. Negli ultimi anni i corsi di traduzione si sono moltiplicati in tutta Italia e di conseguenza è aumentato il numero degli aspiranti traduttori. Purtroppo, la richiesta del mercato non è andata di pari passo e questo oggi rende molto difficile farsi strada. E anche una volta firmato il primo contratto, il problema è farne un lavoro che consenta di campare dignitosamente. Le condizioni di lavoro sono a dir poco sconfortanti: non esiste un contratto collettivo né un modello di contratto standard, si firmano contratti individuali per lo più modellati sulle esigenze dell’editore, non c’è un tariffario di riferimento né una forma previdenziale. Per restare a galla bisogna avere grinta e determinazione, capire quando è il momento di essere flessibili e quando invece è in gioco la propria dignità di lavoratore.
 
HER: E le maggiori soddisfazioni?
MR: Vedere una frase straniera trasformarsi sotto le proprie mani, trovare il ritmo, il termine, il gioco di parole giusti che rendono lo spirito dell’autore. Sapere di aver dato a uno scrittore la possibilità di superare i propri confini e al lettore quella di conoscere idee diverse, mondi lontani.
 
HER: Cosa fai quando non traduci?
MR: Mi occupo di traduttori. Dodici anni fa ho fondato Biblit, un forum per traduttori letterari da e verso l’italiano (quello che oggi si chiamerebbe network) e da quella esperienza, tutt’ora fiorente di oltre 3000 iscritti, sono nate tante altre iniziative pubbliche e private a sostegno dei traduttori che mi vedono coinvolta in prima persona. In effetti, rispondere a questa domanda mi mette sempre in imbarazzo, mi rendo conto di essere un po’ monotematica…

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