Scene di vita vissuta

Al supermercato di Via Trionfale.

Madre, padre e bimba peruviani.

– Mammamammamammamammamammamammamammamammamamaaa!!!!
Col tono lagnoso e insopportabile che solo una bambina di circa 4/5 anni può avere.
Sgrano gli occhi sperando che i genitori la facciano smettere.
Mamma e papà la ignorano beatamente, come se non esistesse, e continuano a circolare tra gli scaffali facendo mente locale sulla lista della spesa. Ho elaborato una teoria che mi viene alla mente in momenti simili secondo la quale nei genitori scatta qualcosa, una sorta di meccanismo di difesa, che tappa loro le orecchie per non sentire i figli.

– Papààà… Mamma è una stelonza.

Ho sentito bene? Sì ho sentito bene. Ma dove lo ha imparato?
Mamma e papà continuano a ignorarla. Non fanno che avvalorare la mia teoria.
Io rimango basita. Forse ha ragione lei.

Alla cassa del supermercato di Via Trionfale, dove stranamente c’è poca gente (certo, è quasi ferragosto!).
Sto imbustando i prodotti appena acquistati e non ancora pagati in base al peso e alla qualità.

Un vecchietto che non è in fila ma è oltre le casse attacca bottone:
– Stasera petto di pollo panato.
E io:
– Sì, anch’io ho preso il pollo, qualche volta lo faccio così.
– Con un po’ di uova e pan grattato.
Sorrido e per non sembrare scortese gli chiedo se cucina lui.
– Ero il cuoco del viceré.
Mi dice emozionato con gli occhi che gli brillano.

Alzo i miei in alto nel tentativo di capire a cosa si riferisca… Penso al romanzo di De Roberto che non ho letto (mentre ho visto il film). Cerco di fare due conti per capire quanti anni possa avere, è molto molto vecchio e sdentato e deve pure avere un problema alle corde vocali perché capisco il 10% di quello che dice ma faccio uno sforzo e cerco di leggere il labiale… con scarsi risultati su tutti i fronti.

Mentre continuo a mettere ordinatamente le mie provviste nelle buste e digito il codice pin per concludere il mio acquisto, aggiunge qualcosa tipo “Ora ho una pensione di un milione”. Forse intende dire 1000 euro. Non lo so. E poi “Bisogna fare i sacrifici”.

Ecco, su questa frase trovo la forza di mollarlo lì. Coi suoi occhi lucidi e la pelle cascante da pensionato con tanto di bastone che ha vissuto in un altro mondo e in un altro tempo e chissà quanti sacrifici sta facendo e quanti ne ha fatti, quando era il cuoco del viceré.

Forse se fossi riuscita a capire di più di quanto mi stava dicendo non avrei colto la parola ‘sacrificio’ al balzo per fare un sorriso di circostanza e dire ‘Ha ragione. Arrivederci’ ma mi sarei fermata un po’ di più.

Mi sento ‘stelonza’ ma penso ai piselli 4 salti in padella della Findus nella busta che si stanno scongelando e mi allontano.

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