Batti il muro di Antonio Ferrara

“A casa mia si viveva senza parole e le cose che portavo dentro mi facevano paura, perché non sapevo se erano mie. Stavano chiuse dentro di me che stavo chiusa dentro un armadio che stava chiuso dentro una casa.”

 

Sembra il nome di un gioco per bambini come Un due tre stella o Palla prigioniera, Quattrocantoni o Rubabandiera. Ma per la piccola Caterina Batti il muro non è propriamente un gioco. È piuttosto un rituale, o meglio, un gesto cui non può sottrarsi, perché le voci che le chiedono ripetutamente e la implorano di battere il muro provengono da un luogo di reclusione. Un luogo che oggi – grazie all’idea dello psichiatra illuminato Franco Basaglia, non esiste più.
Perché Caterina ceda alle richieste degli internati lo capiremo alla fine del libro, e ci arriveremo insieme a lei.

Non è facile trovare le parole giuste per descrivere Batti il muro di Antonio Ferrara (Rizzoli, 2011). Perché ogni pagina di questo libro contiene almeno una poesia.
È un libro che commuove, fa sorridere, stupisce, dona speranza. E parla di una ferita che lacera e rischia di non rimarginarsi. Senza retorica. Con parole cadenzate e leggere.
Caterina è un’Anna Frank che si è salvata, è cresciuta ed è riuscita a trasformare la prigionia (ben diversa, ovviamente, da quella di Anna ma vicina a quella degli internati nei manicomi) in qualcosa di costruttivo grazie ai libri.

E alla fine sembra quasi di conoscerla Caterina. Potremmo incontrarla per strada e riconoscerla dallo sguardo o dalla voce o da quel gesto che la contraddistingue e che compie non senza remore.
Caterina potrebbe essere tua figlia, tua nipote, la tua amica del cuore, la tua compagna di scuola.
Qualcuno potrebbe pensare che è timida perché legge troppi libri. Ma non è così. La verità è che Caterina custodisce un segreto. Non ne parla con nessuno e riesce persino a seppellirlo nel proprio cuore, quel segreto. Perché è la sua normalità, ma è una normalità dolorosa e indicibile. Per questo sta in silenzio ed è chiusa in sé.
Solo col tempo, grazie all’aiuto delle parole che finora ha solo lette, riuscirà a tirarlo fuori, a renderlo inoffensivo, quel segreto. E a ricucire la sua ferita.
Ogni parola di questo libro parla di lei. Ogni parola di questo libro ha un peso e un significato. Anche le parole non dette.
Non si può dire di più, per non svelare la trama – che in fondo ha un suo peso nell’economia della storia narrata.

Basti sapere che dentro questo libro c’è una bambina che cresce e una mamma che la chiude nell’armadio. C’è un papà affettuoso che ama disegnare donne d’ogni sorta e una nonna che vive col gatto Ulisse. C’è una casa vicino a un manicomio, il quale a sua volta è vicino alla biblioteca, e c’è il mare con la spiaggia. E poi ci sono i sogni, le paure, le fantasticherie, i silenzi di una bambina che col tempo si fa adulta, si innamora e regala una sciarpa rossa, studia e lavora e grazie alle parole trova un equilibrio e smette di temere di essere invisibile.

Antonio Ferrara nato a Portici nel 1957, vive a Novara. Ha lavorato per sette anni in una comunità alloggio per minori. Durante questo periodo si è avvicinato alla psicologia dell’età evolutiva. Tiene laboratori di illustrazione e scrittura creativa “per emozioni” in scuole, biblioteche, librerie, carceri, associazioni culturali, ospedali. Ha pubblicato romanzi e racconti con le maggiori case editrici italiane per ragazzi.

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