Alessandra Fusi e la combriccola felina

Quando sfogliamo un libro spesso dimentichiamo che prima di arrivare tra le nostre mani era solo un’idea. Quell’idea, quel progetto, ha preso forma e si è tramutata man mano in qualcosa di concreto grazie al contributo di numerose persone. E allora, nel nostro piccolo, diamo voce a chi ha lavorato ‘dietro le quinte’ per realizzare quell’oggetto prezioso e utile fatto di carta, inchiostro e tanta passione.


Oggi incontriamo Alessandra Fusi, giovane illustratrice dei Castelli Romani (classe 1984), il cui nome evoca le fusa che fanno da sottofondo alle sue giornate lavorative.
Non a caso ha illustrato il simpatico 7 gatti, una storia dello scrittore russo Daniil Charms tradotta da Laura Piccolo (Zampanera Editore, 2011).
Ci fa alcune anticipazioni sui progetti a cui sta lavorando e ci racconta come determinazione, fiducia in sé e apertura mentale siano fondamentali per farsi strada nel mondo dell’illustrazione. Senza dimenticare passione, curiosità e voglia di sperimentare.

HER: Raccontaci un po’ di te e di come sei diventata illustratrice. È stato amore a prima vista o ci sei arrivata per “tentativi”?
AF: Ho sempre disegnato, sin da piccola. Come tutti i bambini del mondo, del resto. Solo che io non ho mai smesso!
Ho iniziato all’età di sei anni circa (dopo aver visto uno di quei filmati di dietro le quinte dei film Disney) col desiderio di voler entrare a far parte del team di animatori dei Disney Studios. Poi, durante le scuole medie, ho avuto la mia fase da fumettara-otaku-mangofila e volevo diventare una disegnatrice di fumetti. Così, durante il liceo, mi sono iscritta a un corso di fumetto: ed è stato lì che ho capito che quello che volevo fare io in realtà si chiamava illustrazione.
È stato poi durante gli anni di studio di illustrazione allo Ied che ho scoperto il mio amore assoluto e definitivo per l’illustrazione per ragazzi.
Ma a ben guardare, sono sfumature. Ho sempre saputo molto bene cosa avrei voluto fare da grande: disegnare.

HER: Quanto è difficile (o facile) per una giovane illustratrice entrare nel mercato editoriale italiano?
AF: Facile non è, ma non è nemmeno difficile quanto si crede. Non più di quanto non sia difficile per un qualunque neolaureato, oggi, trovare un impiego nel suo settore, per intenderci. Se si hanno tutte le carte in regola, però, si può. E per carte in regola non intendo solamente il tanto osannato talento o le capacità tecniche: sono altrettanto importanti, se non di più, la testa dura, la tenacia, la fiducia nelle proprie capacità e l’apertura al confronto. Senza queste caratteristiche non si potrà mai raggiungere la maturità necessaria per lavorare nel mondo dell’editoria, e si rischia di arrendersi e demoralizzarsi di fronte alle innumerevoli difficoltà e alla lunghezza estenuante della gavetta che questo lavoro richiede. E, poi, tanta passione. È fondamentale per poter andare avanti.

HER: Qual è – invece – il tuo rapporto con il mercato estero? Ti sembra più accessibile?
AF: Al momento lavoro con la Francia e mentirei se dicessi che non mi trovo meglio rispetto all’Italia. Senza cadere nei soliti discorsi esterofili, è impossibile non dire che il mercato editoriale italiano sia ancora piuttosto acerbo se paragonato a quello francese. Anche il modo di trattare con autori e illustratori è differente. I francesi non sono certo perfetti e hanno i loro grattacapi, soprattutto adesso per via della tanto citata “crisi”, ma del resto cercare a tutti i costi altrove “il Paese delle Meraviglie” perfetto serve a poco. Non aver paura di fare capolino aldilà dei propri confini geografici, però, è importante.

HER: Quali materiali usi per le tue illustrazioni? Hai delle preferenze?
AF: In genere prediligo la tecnica mista: acrilico, collage, matite, acquerelli e chi più ne ha più ne metta. Però amo sperimentare un po’ in tutti i campi e utilizzare tecniche sempre nuove per ogni nuovo libro che inizio. Un’abitudine piuttosto controproducente, ad essere onesta, dato che l’utilizzo di una nuova tecnica richiede un quantitativo maggiore di tempo per imparare a padroneggiarla. Ma che ci posso fare? Sono “stufarella”, devo sempre provare cose nuove!
Così, ispirata dal lavoro di Rebecca Dautremer e di altri miei amici e colleghi illustratori, mi son trovata a tirar fuori dall’armadio i miei tubetti di tempere (considerate fino a quel momento come troppo classiche) per reinventarle – e innamorarmene – e realizzare le tavole del mio ultimo libro 7 gatti. Mentre per il libro su cui sto lavorando adesso sto utilizzando un mix di tecnica tradizionale (mezzatinta a matita) e colorazione digitale (photoshop e tavoletta grafica). Divertentissimo e versatilissimo!

HER: Generalmente quando ti viene commissionato un lavoro hai carta bianca o segui gli spunti che ti vengono suggeriti?
AF: Dipende dal committente, possono capitare entrambe le cose. A volte mi capita di essere affiancata da un art director, altre ho totale libertà, come è successo ad esempio per il mio libro Tessie la Tisseuse, di cui sono anche autrice del testo.
In linea di massima però non mi dispiace seguire delle indicazioni, avere degli spunti e dei punti di partenza può essere di grande aiuto per tirar fuori le idee. Purché l’intervento dell’art director non diventi troppo invadente e capricciosamente puntiglioso, come a volte capita.

HER: A cosa stai lavorando adesso?
AF: Al momento sto lavorando a un nuovo libro per un nuovo editore francese. Sarà un libro per ragazzi un po’ più grandi, non proprio un albo illustrato ma un romanzo per ragazzi, corredato da illustrazioni. È una storia magica che mi ricorda un po’ Il giardino segreto, al momento però non mi è concesso di dire di più. Shhh… Devo mantenere il segreto fino all’uscita del libro, che sarà intorno a novembre 2011.

HER: Progetti futuri?
AF: Per quanto riguarda i progetti futuri, c’è in ballo un altro libro, sempre per questo stesso editore francese, ispirato alla storia del primo amore del Re Sole, e poi svariati progetti nati dalla mia collaborazione con la galleria romana d’arte contemporanea Mondo Bizzarro Gallery, tra cui una mia mostra personale nel 2012.

HER: Quanto è importante il contatto con i bambini?
AF: Per me personalmente non è fondamentale. Sia chiaro, amo i bambini e quando capita di organizzare laboratori creativi e presentazioni dei libri ne sono sempre ben contenta: diciamo che i bambini sono un ottimo test sul campo per vedere se quello che stai facendo funziona o no (spesso ciò che i grandi criticano e additano come poco chiaro e poco adatto, per i bambini, invece, funziona benissimo).
Per quanto riguarda il processo creativo, invece, credo sia più importante essere in contatto con la propria “essenza infantile”, quello che viene generalmente chiamato “il bambino interiore”, quello che ti fa divertire, sperimentare, buttare colore e vedere le cose in maniera diretta e senza filtri retorico-pedagogici (che personalmente non sopporto).

HER: Quali sono i tuoi soggetti preferiti (ho un vago sospetto…)?
AF: Ahahaha! Ho un vago sospetto che il tuo vago sospetto sia di natura felina!
In realtà adoro i gatti, ne ho 5, ma mi piace disegnare un po’ tutti gli animali. Per quanto riguarda i soggetti umani, invece, preferisco le bimbe o i soggetti femminili in generale. Sarà perché sono io per prima una ragazza ed è normale disegnare meglio ciò che si conosce meglio. Però c’è spazio anche per i bimbi maschi.
E poi alberi, mongolfiere, ma anche grattacieli e ingranaggi. Mi affascina un po’ tutto, mi piacciono le sfide. E mi piace disegnare cose nuove.

HER: Mi descrivi l’ambiente in cui lavori (prediligi una stanza, l’aria aperta, ecc.)?
AF: Dipende. Ora che è estate preferisco disegnare all’aria aperta, in giardino, finché c’è il sole (e fintanto che l’allergia non mi uccide) e poi la sera mi siedo qui al pc a colorare in digitale. Altrimenti mi sposto un po’ per la casa, preferibilmente dove posso trovare compagnia (felina o umana) o in mancanza di quella un po’ di musica, di radio o di tv (da ascoltare, ovviamente, senza guardare). Non mi piace il silenzio e odio la solitudine. Un bell’handicap per un illustratore, in effetti.

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