Ci vuole l’albero…

Non so quanto sia vera la teoria secondo la quale abbracciare gli alberi sia terapeutico. Io, però, quando tempo fa sono andata all’orto botanico di Roma, ho provato una irresistibile voglia di accarezzare l’enorme tronco rugoso di una palma millenaria a rischio di estinzione proveniente dagli States. Non so perché, ma dopo mi sono sentita meglio.
Chissà se funziona anche la terapia arboreo-cartacea…

Iniziamo la nostra esplorazione della grande foresta editoriale con L’albero di Iela Mari (ripubblicato da Babalibri).
Ben 38 anni e verde più che mai. Non una parola incisa, tranne titolo e colophon, ovviamente, su questo libro quadrato dalla copertina rigida che parla per immagini: scorrendo velocemente le pagine sembra di vedere un cortometraggio sulle stagioni, ma se ci si sofferma sui ‘fotogrammi’ si scoprono tanti particolari. Pochi gli attori sul palcoscenico della natura: un albero, un ghiro, gli uccellini, una lucertolina verde e poi la neve bianca, le foglie gialle, l’erba bruciata dal sole…
[Per un approfondimento sull’arte di Iela Mari consiglio la lettura del catalogo pubblicato da Babalibri in occasione della mostra Iela Mari. Il mondo attraverso una lente.]

Nell’ottavo volume della serie della coppia francese Tison – Taylor L’albero di Barbapapà (Piemme edizioni) i nostri eroi preferiti un po’ mutaforma un po’ figli dei fiori e fricchettoni (io me li figuro nel mitico camper Volks Wagen mentre vanno a Woodstock), si adoperano con i loro barbatrucchi per trarre in salvo un albero in mezzo a un lago che rischia di cadere.
E, come sempre, tutto è bene quel che finisce bene!

Uccellini, coccinelle, farfalle, lumachine, gattoni tigrati, rossi, bianchi e neri, e chi più ne ha più ne metta, cercano di stringere amicizia con un giovane albero solitario cresciuto in mezzo ai palazzi di una città.
L’albero vanitoso (Emme edizioni) scritto e tratteggiato dall’inconfondibile mano di Nicoletta Costa smetterà di fare lo “stupidino” con la nuova stagione e festeggerà la primavera insieme ai suoi nuovi amici. Una storiella semplice ma buffissima per imparare ad aprirci agli altri.

È fresco di stampa Quassù sull’albero, pubblicato dalla nota casa editrice EDT (le cui guide Lonely Planet ci accompagnano in giro per il mondo) nella nuova collana dedicata ai più piccini Giralangolo. Sempre più di rado, oggi, i bambini hanno la possibilità di trascorrere il tempo libero sugli alberi e a contatto con la natura, all’aperto e in piena libertà. I due fratellini protagonisti di questa storia, invece, si trastullano sul loro “bell’albero” dalla mattina alla sera, col sole o con la pioggia, in autunno o in primavera quasi fosse “una casa proprio vera”. E neanche due dispettosi castori impediranno ai fanciulli di continuare a vivere immaginifiche avventure sull’albero.
Al di là della storia, adattata in rima dall’inglese da Daniele Martino e scritta e illustrata dalla scrittrice canadese Margaret Atwood, la quale non ha alcun bisogno di presentazioni, l’albo si apprezza per le linee pulite ed essenziali, sia dei disegni sia dei caratteri. Niente fronzoli o infiorettature, ma un bell’albo a sfondo bianco con tratti bicolore in pieno stile “primitivo”.
Ma c’è un perché: scopriamo nella dedica firmata nel 2005 dalla stessa autrice che la scelta di due soli colori, blu e rosso più “uno strano marrone” che risulta “dalla combinazione dei due”, è dettata da esigenze di mercato. E già, perché ieri come oggi il libro è un bene di lusso e si deve risparmiare a tutti i costi. La differenza è che oggi c’è la computer grafica, mentre nel 1978 (data di pubblicazione dell’albo in Canada) l’illustratore si confronta da solo col foglio bianco e può fare affidamento solo ed esclusivamente sulla propria abilità e fantasia. L’albero-casa raccontato e illustrato dalla Atwood è al 100% naturale, vero e proprio prodotto artigianale. E niente affatto invecchiato nonostante la sua età.
Sarà per i colori, sarà per le figure volanti, ma a me viene alla mente Chagall. E, insieme ai bimbi sull’albero, sgraniamo gli occhi di stupore e felicità per l’effetto straniante dell’albero dipinto di blu e dell’uccello rosso fuoco che dispiega le ali e ci porta nel cielo bianco.

Ultimo nato tra gli illustrati per bambini (ma non solo) è il raffinatissimo ed elegante Concerto per alberi di Laëtitia Devernay (Terre di Mezzo) che fin dalla copertina evoca una partitura.
Le linee dello spartito si fanno corteccia, le foglie spiccano il volo tramutandosi in favolosi uccelli dagli echi escheriani sotto il tocco magico della bacchetta di un piccolo direttore d’orchestra, volano in cielo, si fanno note musicali e creano sinfonie d’immagini. A fine concerto la bacchetta magica diventa, essa stessa, un nuovo arboscello.
Un capolavoro tutto in bianco e nero che ha giustamente vinto il prestigioso CJ Picture Book Award e ha ricevuto la menzione al Bologna Ragazzi Award 2011. A tiratura limitata si può acquistare in anteprima sul sito della casa editrice o da settembre in libreria.

È invece destinato ai più grandicelli L’albero di Anne di Irène Cohen-Janca illustrato da Maurizio A. C. Quarello (Orecchio acerbo). È un albero con una storia da raccontare. Per anni ha vissuto nel cortile della casa dove si rifugiò la piccola Anna Frank con la sua famiglia e benché oggi non esista più (era malato e si è spezzato in due), ci ha lasciato un testamento in cui racconta la quotidianità di una bambina come tante.
L’albero di Anne, l’ippocastano “capace di piangere”, esso stesso prigioniero per tutta la vita in un cortile, ha in un certo senso acquisito un’anima e ha passato il testimone, non solo ai nuovi alberi che nasceranno dal suo seme ma a tutti noi. E le sue parole volano alte, come i semi che sembrano palloncini.

Per i giovani lettori navigati, infine, c’è Tobia, il lungo e pluripremiato romanzo ecologista di Timothée de Fonbelle edito dalla casa editrice San Paolo nella traduzione dal francese di Maria Bastanzetti. Il microcosmo del popolo lillipuziano cui appartiene lo stesso Tobia Lolness è un albero che rischia di essere distrutto da una “edificazione” incontrollata e selvaggia. Ricorda tanto le nostre città, l’albero-metropoli di Tobia e del suo popolo. C’è il centro e c’è la periferia, la zona “residenziale” (le Cime) e la zona “popolare” (i Rami bassi). L’albero viene letteralmente spolpato, bucato, martoriato per costruire nuove abitazioni, il tutto a danno dell’ambiente.
Ma è anche una bella e sempre attuale metafora del nostro piccolo pianeta, con mondi ‘altri’ (il popolo dell’erba) apparentemente diversi e ignoti e pertanto temuti e tenuti a distanza con la violenza.
Leggetelo, seguite Tobia in fuga di ramo in ramo, e vedrete tutto da un’altra prospettiva. Anche una goccia di pioggia si trasformerà in un acquazzone, la coscia di grillo alla piastra sarà una prelibatezza e una formica un acerrimo nemico!

Per sensibilizzare l’opinione pubblica e favorire la tutela e la salvaguardia di un patrimonio naturale di inestimabile valore per noi e per le future generazioni come gli alberi, il 2011 è stato proclamato dall’Onu “Anno internazionale delle foreste”.

Ricordiamocelo mentre leggiamo questi libri, quando accarezziamo una corteccia e se ci arrampichiamo sui rami.

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