Allegra Agliardi e il giardino pieno di tartarughe

Quando sfogliamo un libro spesso dimentichiamo che prima di arrivare tra le nostre mani era solo un’idea. Quell’idea, quel progetto, ha preso forma e si è tramutata man mano in qualcosa di concreto grazie al contributo di numerose persone. E allora, nel nostro piccolo, diamo voce a chi ha lavorato ‘dietro le quinte’ per realizzare quell’oggetto prezioso e utile fatto di carta, inchiostro e tanta passione.

Oggi incontriamo Allegra Agliardi, artista poliedrica e curiosa che ha sperimentato diversi ambiti nel settore dell’illustrazione. Svolge la propria attività nel suo studio di Milano e lavora per clienti italiani e non.

L’abbiamo conosciuta grazie al libro Io disegno, che ha scritto e illustrato per Feltrinelli Kids, e ora le rivolgiamo alcune domande sulla sua professione.

HER: Raccontaci un po’ di te e di come sei diventata illustratrice. È stato amore a prima vista o ci sei arrivata per “tentativi”?
AA: Mi è sempre piaciuto disegnare tanto. Mi sono innamorata prima del fumetto, poi del disegno dal vero e infine dell’illustrazione perché riusciva a unire due mie passioni: il disegno e la letteratura. E poi mi ci sono buttata a capofitto, studiando, sperimentando e cercando la strada più in sintonia con me e la richiesta che veniva dal mercato. Son sempre stata curiosa di provare ambiti diversi dell’illustrazione e quindi mi è capitato di lavorare sia in ambito pubblicitario, che decorativo, che editoriale di vario tipo (riviste, libri, web). L’interesse per la grafica mi ha permesso di portare avanti progetti più completi e ampi.

HER: Quanto è difficile (o facile) entrare nel mercato italiano? Qual è – invece – il tuo rapporto con il mercato estero? Ti sembra più accessibile?
AA: Italiano o estero, il punto secondo me è lo stesso: si deve creare un rapporto di fiducia e intesa tra l’editore e l’illustratore. Ovviamente un editore all’estero deve sentirsi ancora più tranquillo perché si trova lontano e si parla una lingua diversa. Il mercato estero ha spesso il vantaggio di avere tirature più ampie e una qualità di lavoro (chiarezza delle informazioni, tipologie di contratti) maggiore, ma non è sempre detto. Il mercato italiano permette un rapporto più stretto di collaborazione e quindi la nascita di rapporti continuativi interessanti e stimolanti. In entrambi i casi ci vuole molto tempo e perseveranza per farsi conoscere e far capire che si è affidabili.

HER: Quali materiali usi per le tue illustrazioni? Hai delle preferenze?
AA: No, mi piace tutto! Scelgo i materiali in base alla storia e alle necessità comunicative (legate anche all’età del lettore e al prodotto).

HER: Tieni anche dei laboratori di disegno. Quanto è importante per te il rapporto con i bambini/ragazzi?
AA: Molto. Lavorare con i bambini mi permette di notare quali sono i loro bisogni, che cosa piace e non piace fare, le loro difficoltà… insomma a vedere sul campo se le mie supposizioni che stanno alla base dei disegni funzionano e su che cosa potrei lavorare di più nel futuro per essere più d’aiuto a loro.

HER: Generalmente quando ti viene commissionato un lavoro hai carta bianca o segui gli spunti che ti vengono suggeriti?
AA: Dipende. Lavorando con molti linguaggi differenti a volte mi capita di avere delle indicazioni di massima legate più al sapore che deve avere l’immagine o alla leggibilità (spesso legata all’età del lettore). Con gli americani invece quasi sempre ho indicazioni precisissime! Con alcuni editori che mi conoscono bene invece mi trovo completamente libera in un primo momento per poi andare a definire meglio il tutto insieme successivamente.

HER: A cosa stai lavorando adesso? Progetti futuri?
AA: Ho appena finito una guida turistica per bimbi su Roma per Lapis. Adesso sto lavorando per un saggio della collana Feltrinelli Kids. I prossimi progetti sono legati invece a una fascia d’età più bassa: 0-3 anni. Mi piacerebbe poi trovare il tempo di lavorare su un progetto tutto mio (testo e disegni) sempre per i piccolissimi o su un testo legato alla scrittura sacra per i più grandi.

HER: Mi descrivi l’ambiente in cui lavori (prediligi una stanza, l’aria aperta, ecc.)?
AA: Ho sempre lavorato fuori casa per poter staccare e lasciare il caos del lavoro lontano. Ho cambiato studio a settembre, adesso condivido con un’amica uno spazio seminterrato molto particolare in una casa storica in via Boito a Milano. Ho una stanza ampia tutta per me con due finestre che si affacciano (dal basso) su un giardino pieno di tartarughe che ogni tanto fanno capolino sulle grate. Condividiamo poi una cucina che dà sul giardino e un salone con un vecchio camino. Non c’è rumore né passaggio e questo aiuta molto la concentrazione. Avere spazio per me è fondamentale, se no mi sento soffocare e non mi riesco a muovere tra i fogli, il materiale ed il computer. Avere un po’ di natura vicino invece aiuta a riposare la vista oltre che l’animo!

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