“Ma perché continui a chiamarmi Levis?” Miti del nostro tempo

Nel 1906 un forte terremoto colpì San Francisco e causò un incendio che distrusse gli archivi della ditta Levi Strauss. Per questo motivo la nascita dei pantaloni più famosi e più utilizzati di tutto il mondo è avvolta da un alone di mistero. Lasciata la Baviera nel 1853 e sbarcato a 24 anni a New York, il giovane commerciante ebreo Levi Strauss (di cui rimane incerto il vero nome) farà una grossa fortuna con la robusta tela destinata a tende e teloni da carro che, grazie alla corsa all’oro e al conseguente aumento della popolazione, verrà invece utilizzata per realizzare pantaloni indistruttibili e comodi.

Come la tela verrà sostituita da un altro tipo di stoffa (il denim) e come i pantaloni cambieranno colore (prima bianco sporco e marrone e poi blu) ce lo racconta in modo avvincente lo storico francese Michel Pastoureau attraversando epoche e continenti (ivi inclusa l’italica Genova che diede i natali al jeans, almeno da un punto di vista terminologico) nella voce “Blue jeans” del suo I colori del nostro tempo, un vero e proprio “dizionario” dei colori edito da Ponte alle Grazie (traduzione dal francese di Monica Fiorini). In tema di colori Ponte alle Grazie ha pubblicato di Pastoureau un piccolo gioiello di carta come Il piccolo libro dei colori (traduzione di Francesco Bruno), Blu Storia di un colore (traduzione di Fabrizio Ascari) e Nero Storia di un colore (traduzione di Monica Fiorini). Di prossima uscita è I colori dei nostri ricordi. Diario cromatico lungo più di mezzo secolo (traduzione di Laura de Tomasi).

Vero mito dei nostri tempi, il blue jeans si trasforma negli anni ’20 in abbigliamento casual e col trascorrere dei decenni assurge a simbolo di contestazione e anticonformismo per i giovani ribelli e maledetti, favorito anche dal cinema americano degli anni ‘50 (pensiamo a James Dean e a Elvis Presley); negli anni ’70, infine, i figli dei fiori sostituiscono l’uniforme militare con jeans a zampa d’elefante arricchiti di frange e colori.

Quando negli anni ’80 uscì nelle sale cinematografiche il film Ritorno al futuro, diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Michael J. Fox e Christopher Lloyd, lo stilista Calvin Klein non era ancora molto noto in Italia. Forse è per questo che nel doppiaggio italiano il protagonista Marty viene chiamato “Levis” (con tanto di “s” benché sarebbe stato più corretto Levi) dalla futura madre Lorraine e non “Calvin” come nell’originale:

L: Non ti agitare Levis… cerca di ricordare che hai battuto la testa.
M: Dove sono i miei pantaloni?
L: Sono là… Sul mio comodino. Non avevo mai visto mutandine firmate Levis.
M: Levis. Ma perché continui a chiamarmi Levis?
L: Levis è il tuo nome, no? Levis Strauss… ce l’hai scritto dappertutto anche sulle mutandine.

Qualunque siano i vostri gusti in fatto di moda, colore e cinema, blue jeans e Ritorno al futuro sono miti intramontabili del nostro tempo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...