La vita segreta dei semi di Jonathan Silvertown

Il sesso è dappertutto.
Perfino i fagioli lo fanno.

Che c’entrano Shakespeare e i ginnasti greci con i semi? E la bibbia con i piselli? E la guerra fredda con il pino contorto?

Jonathan Silvertown risponde a queste e a tante altre curiosità nel suo La vita segreta dei semi edito da Bollati Boringhieri.

Con un pizzico di ironia, una generosa dose di cultura e un linguaggio chiaro, Silvertown ci accompagna in un viaggio stimolante e divertente nel regno vegetale. Incontreremo personaggi illustri come Shakespeare e Sherlock Holmes, Kruscev e Nixon, Darwin e Linneo e tanti altri più o meno conosciuti. Scopriremo che anche le piante devono affrontare il conflitto parentale, che i fichi sono dei grandi affaristi, che alcuni alberi sono egoisti e altri riescono addirittura a viaggiare. E vogliamo parlare delle bacche “abbindolatrici”?

È lo stesso autore a suggerirci le possibili modalità di lettura: dalla prima all’ultima pagina seguendo nascita, vita e trapasso del seme “in una tazzina di caffè o nel piatto che avete davanti”; oppure saltellando qua e là in base agli argomenti che più vi ispirano.

Io ho scelto di leggerlo ordinatamente, perché non volevo rischiare di perdere nemmeno una pagina di questo coinvolgente viaggio dentro il mondo dei semi in diciassette capitoli. E, tra le altre cose, ho scoperto che la genetica è nata da una curiosa unione tra piselli e illusionismo e che l’uomo ha imparato a volare imitando le piante; che il caffè è stato per un periodo associato al pensiero indipendente e al dissenso politico ma è anche stato uno spietato concorrente della birra; e poi, che una dieta vegana esportata in un altro paese può essere letale e che l’olio dei semi di zucca produce un’illusione ottica.

Di questi diciassette capitoli quello che più mi ha affascinato è il tredicesimo: “Riti del dolore. Veleni” che si apre con i versi di John Keats da Ode to Melancholy (chi altri se non lui?) e passa in rassegna “la cronaca nera” del mondo vegetale. Molto intrigante è la storia dei semi delle cicadine, ritenuti responsabili di una misteriosa malattia che colpiva la popolazione indigena dell’isola di Guam. Lo scienziato Oliver Sacks tentò di individuare le cause della malattia andando sul posto e descrisse la sua esperienza nel libro L’isola dei senza colore e l’isola delle cicadine (Adelphi, Milano, 1997 tr. it. Isabella Blum). All’epoca della visita di Sacks a Guam, negli anni novanta, la malattia stava scomparendo ma il motivo di questa scomparsa era inspiegabile quanto la causa stessa della malattia. Il mistero rimase irrisolto finché a un “oscuro botanico” americano di nome Paul Alan Cox venne in mente una possibile soluzione, e grazie all’intercessione dell’attore Robin Williams riuscì a entrare in contatto con Oliver Sacks.
Dagli studi di Cox emerse che c’era lo zampino di un pipistrello. Ma per saperne di più vi invito a sfogliare le pagine del libro.

Una menzione d’onore va alla traduttrice Daria Restani che ha saputo rendere scorrevole e piacevole un testo non facile da tradurre sia per la terminologia specifica della materia sia per lo stile scoppiettante e ricco di motti di spirito dell’autore.

Jonathan Silvertown, professore di ecologia alla Milton Keynes Open University, è un brillante divulgatore scientifico, autore di libri e pubblicazioni sul regno delle piante. Si è occupato di analisi delle variazioni biologiche della vegetazione, di storia dei processi evolutivi e di ecologia, specialmente per quanto riguarda i nessi tra flora ed evoluzione in senso più ampio. All’attività accademica e divulgativa affianca ruoli di spicco in progetti di salvaguardia e ricerca, come l’Ecological Continuity Trust, Citizen Science ed Evolution MegaLab.

An Orchard Invisible. A Natural History of Seeds
Traduzione dall’inglese di Daria Restani
Bollati Boringhieri, 2010
€19,00

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