L’invisibilità condivisa

– “E tu che fai?”
– “Sono traduttrice.”
– “Traduttrice? Ma che fai?”
– “Traduco libri. Sai da una lingua straniera in italiano.”
– “Ah… E ti pagano?”
[Esperienza di vita vissuta]

Redattori e traduttori condividono la stessa fortuna: l’invisibilità. Basta leggere il post La fortuna di essere invisibili sul sito della Rete dei Redattori Precari. Purtroppo, come dice la Redattrice editoriale precaria “questa invisibilità non è un superpotere da eroi dei fumetti, ma piuttosto una fatica di Sisifo, traducibile in linguaggio moderno con lavoro tanto, riconoscimento (quasi) zero.”

Traduzione

artigianato intellettuale utile a rendere fruibile al lettore un’opera in lingua straniera. Un tempo, al traduttore si davano molti mesi per lavorare a un testo e tariffe decenti. Oggi i professionisti seri si fanno pagare almeno il giusto, in base anche alla lingua, alla difficoltà e ai tempi di consegna, ma le case editrici cercano di andare al risparmio quindi prendono spesso traduttori inesperti per pagarli poco. Meno è fatta bene una traduzione più devono lavorare, e smadonnare, il revisore e il redattore.

[Dal Glossario del redattore precario]

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