La Romantica mutante in mostra alla Gnam

“Era una forma gordiana dal colore abbagliante,
punteggiata d’oro e di sangue, d’azzurro e di verde,
con strisce di zebra e macchie di leopardo,
come il pavone ricoperta d’occhi,
e tutta di cremisi rigata.”

Nella sala centrale della mostra dedicata ai preraffaelliti alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, tra quadri raffiguranti malinconiche fanciulle e femme fatale con capelli vaporosi e labbra carnose, dai tratti delicati o mascolini, di profilo, semiaddormentate o curiose, seminude o drappeggiate in abiti damascati, spicca un busto di donna.

Colpiscono il suo sguardo abbassato ma fiero, la fissità e la compostezza della posa, l’acconciatura perfettamente in ordine domata dal copricapo trapunto di opali e il plumbeo mantello chiuso da una gemma sul quale si intravedono le squame di serpente.

Non siamo di fronte alla Principessa Leila, eroina della famosa saga stellare, evocata forse proprio dalla capigliatura “a ciambella”, ma a una giovane donna prigioniera della materia e del proprio destino.

È la pallida e gelida Lamia, né donna né serpente, cantata da John Keats nell’omonimo poemetto (1820) e colta dallo scultore George Frampton (1899-1900) nel momento che precede l’inevitabile tragedia.

Lamia era la bellissima regina della Libia e ricevette da Zeus il dono di levarsi gli occhi dalle orbite e rimetterseli a piacimento come premio per il suo buon governo. Entrata nelle grazie del potente dio suscitò la gelosia della moglie Era che si vendicò uccidendone i figli generati con Zeus. Lacerata dal dolore, Lamia iniziò a divorare i bambini di altre madri, dei quali succhiava il sangue. Per questo si trasformò in un essere dall’aspetto ripugnante, in grado di mutare forma e apparire attraente per adescare giovani uomini, allo scopo di succhiarne il sangue durante il sonno.

Donna vampiro ante litteram, “mutante” – o se vogliamo essere ancora più moderni “mutaforma” – Lamia vuole trasformarsi in donna per poter amare Licio; per questo suggella un patto col messaggero di Zeus, assumendosi fino in fondo le funeste conseguenze.

Frampton immortala Lamia nel momento in cui viene smascherata e riconosciuta come serpente, quando la festa nuziale si tramuta in rito funebre:

“Tacquero a poco a poco le voci, i liuti, la gioia grande,
il silenzio mortale crebbe passo a passo,
poi la presenza dell’orrore fu avvertita
e tutti, tra i capelli, provarono terrore.
[…]
Tutto era inaridito. Non più bella,
Lamia sedeva in un mortale pallore.”

John Keats, Lamia
a cura di Silvano Sabbadini
con testo a fronte
Marsilio, Venezia, 1996

Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il Mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana
24 febbraio – 12 giugno
Galleria nazionale d’arte moderna
Orari: martedì-domenica, 8:30-19:30, chiuso il lunedì.
Ingresso: intero €10, ridotto €8 (mostra più museo €12)
Informazioni: 0632298221
Catalogo: Electa

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