Gatti di biblioteca di Michèle Sacquin

“Il gatto è un animale che ha due zampe davanti, due zampe dietro, due zampe sul lato destro, due zampe sul lato sinistro.”

Scrive lo storico dell’arte Pierre Rosenberg, nella prefazione di questo bel volume, che non si sentono più sui tetti di Parigi “i miagolii disperati dei gatti, i loro lamenti di canti d’amore”.

Queste parole hanno subito aperto una finestra sulla mia breve esperienza orvietana. Per un paio d’anni, infatti, ho vissuto nella cittadina umbra in una casetta in tufo col tetto di tegole. E i gatti si sentivano eccome! Nel giardino di una casa abbandonata su cui affacciava una delle mie stanze viveva una piccola colonia felina e noi battezzammo alcuni dei suoi membri coi nomi degli eroi omerici: Paride, Menelao, Clitennestra, Cassandra…
Ma questa è un’altra storia.

Anche ora che sono tornata a Roma di miagolii d’amore se ne sentono, di tanto in tanto. C’è da dire che il mio è un condominio ad alta felinità – otto gatti contro due cani, per di più di taglia piccola. Ma ce n’è uno in particolare, quello che “abita” al primo piano, che se ne va a zonzo tra le stradine limitrofe in cerca di femmine e si azzuffa per il controllo del territorio. È lui il boss felino del quartiere. Un vero gatto di strada.
Ma anche questa è un’altra storia.

Gatti di biblioteca è un volume che ogni amante dei gatti dovrebbe avere nella propria collezione di libri. Non solo per la “cura artigianale” impiegata dalla casa editrice milanese Officina Libraria nella creazione di questo piccolo gioiello, ma anche perché Michèle Sacquin, con un’attenzione direi certosina, ha collezionato vicende storiche, poesie, racconti, favole, proverbi, aneddoti, immagini (disegni, miniature, stampe, silografie, litografie, fotografie, manifesti pubblicitari, e chi più ne ha più ne metta) conservati nella Bibliothèque nationale de France e ha saputo creare un interessante percorso storico, geografico, artistico, letterario e sociale di uno degli animali più discussi di tutti i tempi, dandoci innumerevoli spunti di riflessione e di approfondimento sul tema felino.

È certamente un libro colto, come i gatti che vi abitano, ma tra un verso di Baudelaire e un proverbio sul tradimento, tra una miniatura del XV secolo raffigurante “gatti selvatici” e un manifesto pubblicitario di Théophile A. Steinlen con l’immancabile gatto che lappa la ciotola, capita anche di imbattersi in curiosità amene. Come “Le chat”, tema scolastico di un alunno di nove anni del 1952 dalla collezione dell’artista Pierre-André Benoit, o “Il topo filosofo”, incisione di Grandville del1841 in cui un topo in trappola, figlio di “un Topo di biblioteca [che] sapeva un po’ di tutto”, incoraggia i suoi amici disperati e spiega loro come liberarlo, mentre incombono un paio d’orecchie dritte e un paio d’occhi dilatati.

Semplicemente splendido.

Michèle Sacquin è conservatore capo del Dipartimento dei manoscritti della Bibliothèque nationale de France, archivista e paleografa, dottore in Storia.

Des chats passant parmi les livres
Traduzione dal francese di Paola Gallerani
Officina libraria, 2010
€ 25,00

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