Skellig di David Almond

“A volte pensiamo che dovremmo essere capaci di sapere tutto, ma non è così. Dobbiamo contentarci di vedere quello che c’è da vedere e il resto dobbiamo immaginarlo.”

Michael è un ragazzino come tanti, va a scuola e gli piace giocare a pallone coi suoi amici per la pelle. Ma ora preferisce starsene per conto suo: ha appena traslocato in una casa tutta da rifare che non gli piace e la mamma è in ospedale con la sorellina nata prematura che lotta per la sopravvivenza dentro “la scatola di vetro”.

Mina, invece, è una un po’ stramba. Prima di tutto studia a casa, perché la scuola “ti chiude”, e poi disegna, modella la creta, impara osservando la natura, recita i versi del poeta visionario William Blake, espone le teorie dell’evoluzione di Charles Darwin e sa anche riprodurre il verso del gufo.

Ma chi è la misteriosa creatura alata che Michael trova nel garage pericolante della sua nuova casa? Un angelo, un gufo, un demone, un Archaeopteryx o semplicemente un barbone scontroso e puzzolente con l’artrite?

Non lo sapremo mai ma non è poi così importante. Perché Skellig, scoprirà Michael con l’aiuto dalla piccola Mina, e insieme a lui il lettore, è la fantasia, la capacità di chiudere gli occhi e immaginare che sia possibile non solo volare ma anche realizzare i propri sogni ed essere felici. Chiudere gli occhi e ascoltare col cuore, percepire ciò che abbiamo intorno e dentro di noi.

Skellig è la speranza che va nutrita, amata, coccolata.
Lui, il “mostro” coperto di ragnatele e mosconi morti, con la gobba e l’alito fetido, è goloso di “ventisette e cinquantatre” e del “più dolce dei nettari”, ovvero cibo cinese e birra scura. Mosso da curiosità e da compassione, Michael va in garage di nascosto a nutrire la strana creatura e, al contempo, stringe amicizia con la ragazzina che gli abita accanto e col suo gatto Bisbiglio.

Skellig è la natura. Quella che sopravvive e si nasconde tra le pieghe delle nostre città disordinate, rumorose e caotiche. Quella che non riusciamo più a vedere perché siamo troppo presi dal tran tran quotidiano, assordati dai rumori del mondo circostante, soffocati da certe brutture urbane.

Skellig è un giardino dimenticato pieno di “ortiche, cardi, erbacce, mattoni mezzi rotti e mucchi di sassi” che con amore e dedizione diventerà un bel prato verde, con uno stagno coi pesci e degli alberi su cui gli uccelli potranno nidificare.

Skellig è la poesia. L’arte. La capacità di creare.

Skellig siamo noi. Perché tutti siamo dotati di “ali fantasma” e, come gli uccellini che escono per la prima volta dal nido, dobbiamo solo avere la curiosità di spingerci oltre e il coraggio di spiccare il volo. E avere così una vita piena.

David Almond è nato nel 1951 nel Nord dell’Inghilterra e vive a Newcastle con la sua famiglia. È considerato uno dei più grandi scrittori inglesi. Con Skellig, il suo primo romanzo, ha vinto tutti i più importanti premi internazionali, fra cui la Carnegie Medal e il Whitbread Children’s Award. Da questo romanzo sono stati tratti un adattamento teatrale e un’opera, nonché un film con Tim Roth nel ruolo di Skellig. Dello stesso autore è uscito il romanzo Argilla, tradotto da Maurizio Bartocci (Salani, 2010).

Skellig
David Almond
Traduzione dall’inglese di Antonio Paolo Livorati
Salani editore, 2009
€ 11

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